“Dirty Tony” di Daniela Ciavarelli, vincitrice della sezione Corto86 del 2° Premio Mattador 2011, è il primo cortometraggio prodotto da Mattador, in collaborazione con Fabrica, Centro di Ricerca sulla Comunicazione di Benetton Group, Pianeta Zero, Pilgrim Film, Fantastificio Film Production e con il finanziamento del Film Fund della Friuli Venezia Giulia Film Commission. Il cortometraggio, girato nell’ottobre 2011 a Trieste, interpretato da Paola Aiello, Valentino Pagliei, Luciano Pasini, Michela Cembran con la partecipazione di Fulvio Falzarano, è stato presentato assieme al backstage nel luglio 2012 al Festival Maremetraggio di Trieste, a settembre 2012 alla 69a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (Spazio Regione del Veneto – Hotel Excelsior Lido di Venezia) e a marzo 2013 al Festival Cortinametraggio.
È la vicenda di una moglie e della sua reazione di fronte alla scoperta della segreta passione del marito per i locali notturni. La furia del momento, il desiderio di saperne di più, l’istantanea necessità di farsi giustizia da sola, la porteranno ad incrociare un mondo bizzarro, fino a quel momento sconosciuto, ma forse non così distante dal luogo dove aveva sempre sognato di trovarsi.
Scritto e diretto da Daniela Ciavarelli
Produzione di Laura Modolo e Pietro Caenazzo per Mattador Associazione Culturale
In collaborazione con Fabrica, Pianeta Zero, Pilgrim Film, Fantastificio con il sostegno di Film Fund della Friuli Venezia Giulia Film Commission
Cast: Paola Aiello, Valentino Pagliei, Luciano Pasini, Michela Cembran e con la partecipazione di Fulvio Falzarano
Produzione esecutiva di Giulio Kirchmayr
Scenografia di Andrea Gregoretti
Fotografia di Giulio Kirchmayr
Trucco di Dorina Forti
Costumi di Lara Guglielmi
Musiche di Fabrica (Geremia Vinattieri, John William Castaño Montoya)
Suono di Francesco Morosini
Montaggio di Alessandro Favaron, Giacomo Pennicchi, Pablo Pastor
Postproduzione di Fabrica (Alessandro Favaron, Giacomo Pennicchi, Pablo Pastor)
L’Università di Trieste, grazie all’impegno di conservazione e divulgazione culturale del Sistema Museale di Ateneo (SmaTS), inaugura la Galleria Ducaton, un nuovo spazio permanente al I° piano dell’ala destra della sede di Gorizia di via Alviano 18, dedicato al ciclo pittorico La donna del mare di Annamaria Ducaton (1936-2026). Si tratta di 28 tele che la pittrice triestina ha donato all’Ateneo nel 2024 in occasione dei cento anni dalla sua fondazione. Realizzato tra il 1984 e il 1985, il ciclo è ispirato all’omonimo dramma di Henrik Ibsen del 1889. L’opera rappresenta un percorso affettivo e artistico in cui Ducaton entra in dialogo con la madre, l’attrice Giannina Herman Macknig, e con Ellida, protagonista del lavoro ibseniano.
La nuova galleria permanente nasce come omaggio e segno di gratitudine verso l’artista recentemente scomparsa e valorizza il legame tra arte, memoria personale, teatro e patrimonio culturale di UniTS.
Annamaria Ducaton (1936 – 2026)
Respira da subito l’atmosfera artistica della famiglia. Da bambina inizia lo studio del pianoforte e dopo cinque anni lo abbandona per dedicarsi alla pittura. Artista “immaginaria”, ha all’attivo un’ottantina di mostre personali a Trieste, Duino, Lignano, Udine, Gorizia, Maniago, Brunico, Dobbiaco, Steinhaus, S. Bonifacio di Verona, Trento, Roma, Torino, Milano, Isola d’Istria, Lubiana, Dobrovo, Salisburgo, Graz, Helsinki, Basilea, Terezin (Repubblica Ceca), Venezuela, California. Ha partecipato a oltre un centinaio di esposizioni collettive in Italia e all’estero. Lavora sviluppando vari temi che le consentono di approfondire gli argomenti prescelti in modo dettagliato, ricavandone un importante apporto culturale a livello non solo personale. La musica e la letteratura camminano sempre assieme al suo lavoro pittorico.
Ciclo pittorico “La donna del mare” (1984-1985)
La serie di opere a tecnica mista di Annamaria Ducaton trae ispirazione dal dramma di Ibsen La donna del mare, intrecciando in modo poetico immagini personali e simboli universali. Ducaton utilizza fotografie di sé stessa e di sua madre, collocandole in un contesto visivo astratto, caratterizzato da forme fluide e colori suggestivi. Ogni opera diventa così una riflessione visiva e testuale sul tema dell’identità, del legame e del bisogno di libertà. Sopravvivono 28 opere delle 29 originarie e vanno lette secondo un ordine stabilito dalla stessa autrice. La tensione tra appartenenza e desiderio di evasione è al centro di queste opere dove il mare, evocato da forme ondulate e colori cangianti, rappresenta il mondo interiore e le forze sotterranee che accompagnano il viaggio della scoperta di sé. Ducaton sovrappone simboli e immagini. La stratificazione visiva esprime la complessità della memoria, in cui passato e presente si fondono, mentre il volto della madre si alterna a quello dell’artista, in un dialogo che evoca il legame generazionale ma anche il conflitto tra ciò che si eredita e ciò che si vuole superare. Citazioni tratte da La donna del mare accompagnano le immagini e intensificano il senso di introspezione e di minaccia invisibile. I contorni delle figure si fondono in uno sfondo surreale, dove forme marine e creature immaginarie sembrano avvolgere e osservare i personaggi, incarnando paure interiori e desideri inespressi. La presenza del mare, con il suo richiamo alla libertà e al pericolo, diventa una metafora della profondità psichica in cui si muovono le protagoniste. Alla base di queste opere vi è anche una riflessione sull’identità femminile e sull’autonomia. Le parole di Ellida esprimono il desiderio di rompere i vincoli e di affermare la propria autenticità. Anche visivamente, le figure femminili appaiono isolate, immerse in paesaggi astratti che le rendono al contempo parte ed estranee all’ambiente che le circonda, suggerendo la dualità di chi cerca di scoprire e affermare sé stessa al di fuori dei ruoli imposti.
In sintesi, la serie di Ducaton è un’esplorazione intima e complessa delle relazioni familiari e dell’identità, radicata nella poetica del mare simbolico di Ibsen. La fusione tra fotografia e astrazione genera un’immagine stratificata e vibrante, che invita a riflettere su come i legami, siano essi familiari o esistenziali, possano essere allo stesso tempo rifugio e limite da superare.
Conferenza tenuta da Stefano Martellos e Nicola Bressi il 9 aprile 2026 nella Stazione Rogers
Stefano Martellos spiega l’importanza delle collezioni botaniche conservate in musei e università, la cui digitalizzazione e conservazione sono fondamentali per lo studio e la ricerca scientifica. Partendo dall’Erbario dell’Università degli Studi di Trieste, si focalizza sulla realtà dell’area del Carso, zona di “tensione” biogeografica, la cui flora è la conseguenza dell’incontro di contingenti di piante provenienti da aree diverse e dell’azione dell’uomo a partire dalla civiltà dei Castellieri. Nicola Bressi si sofferma sull’importanza del ruolo che le collezioni museali pubbliche, in particolare di animali, hanno avuto in passato e soprattutto hanno ancora oggi, spiega perché conservare significa doppiamente conoscere e come oggi i musei siano luoghi in cui non si conserva la morte ma, anzi, si tutela soprattutto la vita.
Conferenza tenuta da Adriano Venudo, Rossella Fabiani e Andrea Moro il 14 marzo 2026 nella Stazione Rogers
In occasione della Giornata nazionale del Paesaggio, istituita con decreto ministeriale del 7 ottobre 2016, si è voluto riflettere sul tema presentando un album di disegni di paesaggi e alberi conservato nel Sistema museale dell’Università di Trieste. L’iniziativa, inserita nel programma del MiC, è stata presentata da Paola Ventura, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Friuli Venezia Giulia, e introdotta da Adriano Venudo, docente dell’Università di Trieste e vicepresidente di Stazione Rogers.
Rossella Fabiani (storica dell’arte) e Andrea Moro (botanico), partendo da un album del Lascito Fonda Savio – smaTs, che raccoglie disegni di paesaggio e di particolari vegetali realizzati da Pietro Nobile durante la sua permanenza a Roma tra il 1798 e il 1805, ci hanno accampagnati in un percorso dove la rappresentazione del paesaggio va oltre alla mera espressione artistica, per diventare una testimonianza dell’evoluzione dell’ambiente naturale in cui viviamo.
Conferenza tenuta da Walter Gerbino il 4 dicembre 2025 nella Stazione Rogers
Per chi conosce il profilo scientifico di Kanizsa, la sua opera pittorica riveste un significato particolare. Kanizsa fu un magistrale interprete della teoria della Gestalt, determinato sia nel difenderne l’ortodossia sia nel metterne alla prova la tenuta. Lo affascinava l’ipotesi che la percezione – il mondo come appare – possa essere il risultato finale di un processo di auto-organizzazione.Ma Kanizsa era anche sospettoso e consapevole della difficoltà di dimostrare la validità di tale idea gestaltista. Nella pratica artistica si impegnò allora in un gioco assai serio: far crescere una totalità attraverso la ripetizione di tracce inizialmente lasciate quasi per caso.
In occasione del Centenario dell’Ateneo l’artista Annamaria Ducaton ha donato nel 2024 il ciclo di 28 opere “La donna del mare”, ispirato all’omonima opera teatrale di Henrik Ibsen. Il video consente di visitare la mostra dell’intero ciclo, esposto presso la Sede di Gorizia dell’Università degli Studi da ottobre fino a dicembre 2025.
Conferenza tenuta da Rossella Fabiani e Cristina Cocever il 27 novembre 2025 nella Stazione Rogers
Appartiene alla Collezione Antonio Fonda Savio presente nel Sistema museale di Ateneo dell’Università degli Studi di Trieste un album che raccoglie disegni e incisioni della chiesa di S. Antonio, opera di Pietro Nobile. Si tratta di una serie di fogli contenenti piante, alzati, sezioni e particolari decorativi riferiti alla costruzione dell’edificio sacro. La datazione dei disegni è da assegnare all’epoca della seconda progettazione della chiesa e al concorso del 1823. L’insieme è un manifesto del pensiero compositivo di Nobile, la ricerca continua del particolare tratteggiato in ogni singolo aspetto, chiaramente richiamato dallo studio dell’antico e dall’insegnamento accademico. La chiesa di S. Antonio Taumaturgo a Trieste. Pietro Nobile e l’album riscoperto – EUT – Edizioni Università di Trieste
Conferenza tenuta da Maria Rosa Mezzi e Zeno Saracino il 20 novembre 2025 nella Stazione Rogers
Nel 2024, in occasione del Centenario dell’Università di Trieste, si è deciso di valorizzare il fondo librario costituito dalla Biblioteca del Ginnasio Tedesco di Trieste, conservato presso la Biblioteca di Studi Umanistici dell’Ateneo. Il Ginnasio tedesco, nell’ultima denominazione Kaiserlich-Königliches Staats-Gymnasium in Triest, era stato istituito a Trieste nel 1841; dal 1876 al 1917/18 ebbe sede nell’edificio di Piazza Lipsia (ora Hortis). Secondo un modello comune a tutta l’Europa, l’insegnamento era centrato sulla tradizione classica greca e latina. Nel corso dell’esame della collezione libraria la nostra attenzione è stata catturata da tre agili manualetti divulgativi sulla ginnastica scritti nella seconda metà dell’Ottocento da Michele alias Michelangelo Rustia, uno dei primi maestri assunti dalla la Società Triestina di Ginnastica o SGT (1863). Nata all’interno del revival associazionistico che conseguì alle riforme liberali dell’impero austriaco negli anni Sessanta dell’ottocento, la Ginnastica Triestina fu la prima polisportiva della città e la prima associazione sportiva “tra l’adulta gioventù d’ogni classe”: le sue caratteristiche incarnano bene la tripartizione dello storico Michele Di Donato sull’uso della ginnastica come preparazione militare, pedagogica e medica. In questo contesto la SGT concorse alla diffusione della ginnastica nella penisola italiana ricevendo e propagando le ultime novità in campo sportivo provenienti dall’Impero austriaco e dalla Confederazione germanica, specie tramite l’azione del parenzano Gregorio Draghicchio. Si cala in questo contesto l’opera del socio Michelangelo Rustia: nei suoi opuscoli affiora una rivoluzionaria concezione della ginnastica, non più intesa come mera tecnica finalizzata ad allenare i soldati, bensì come strumento per perseguire la Callistenia, ovvero un’ideale unione di bellezza e forza.
Conferenza tenuta da Elisa Zilli e Cristina Cocever il 13 novembre 2025 nella Stazione Rogers
Tra gli scaffali della Biblioteca Generale dell’Università di Trieste si nasconde un tesoro: un nucleo di libri provenienti dalla Biblioteca dell’Istituto per il promovimento delle piccole industrie di Trieste, di squisita fattura, curati da editori prestigiosi, che permettevano agli artigiani di fine Ottocento / inizio Novecento di aggiornarsi sulle mode delle grandi capitali europee, Parigi, Vienna, Londra, e di mete esotiche come il Giappone, rimanendo a Trieste. Il libro che presentiamo fa parte di questa raccolta, ed è un prezioso e raro documento di un artista giapponese attivo alla fine dell’Ottocento: Keika zuan di Hasegawa Keika.
Il Convegno “Le intelligenze artificiali nei luoghi della cultura”, è stato organizzato dall’Università degli Studi di Trieste attraverso il Sistema Museale di Ateneo (smaTs) e il coordinamento MAB Musei Archivi Biblioteche del Friuli Venezia Giulia, con l’intento di realizzare un momento di confronto tra mondo accademico e professionisti del settore culturale. Il convegno, interamente disponibile in questo video, ha affrontato una delle sfide più attuali del nostro tempo: come conciliare l’automazione con la creatività umana e la diversità delle espressioni culturali, in quanto, come sottolineato dagli organizzatori, “il fenomeno dell’automazione dei dati culturali comprende varie tipologie di intelligenze artificiali che spaziano dall’operare sul versante della creazione della cultura e dell’arte, a quello della catalogazione e dell’elaborazione dei loro risultati”. L’evento è stata l’occasione per esplorare la possibilità di una “intelligenza artificiale responsabile” che guidi istituzioni, operatori e luoghi della cultura verso un modello sostenibile di cooperazione tra automazione e creatività umana, senza compromettere la ricchezza del patrimonio culturale italiano.
Per fornire un’esperienza migliore, questo sito web utilizza cookie tecnici ed altri strumenti di tracciamento per finalità statistiche. La chiusura del banner o il diniego comportano la continuazione della navigazione in assenza di cookie diversi da quelli tecnici. Per avere maggiori informazioni, consultare l'Informativa cookie.
Funzionale
Always active
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Matomo Analytics
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.