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Biografia di Elody Oblath Stuparich

Elody Oblath è stata una scrittrice, nata a Trieste nel 1889, ultima dei cinque figli di Samuel Oblath e Virgina Luzzato.

Il padre, di origini ungheresi, appartiene ad una famiglia ebrea di proprietari terrieri e all’età di sedici anni si trasferisce a Trieste, cittadina dell’Impero austro ungarico, per costruirsi una vita autonoma avvicinandosi al mondo degli affari. La madre proviene da una numerosa e colta famiglia di origini venete 

La famiglia Oblath gode di una certa agiatezza e l’educazione di Elody è quella tipica impartita alle giovani della buona società con la frequentazione delle Scuole protestanti di lingua tedesca - Trieste era parte dell’impero austro ungarico- e successivamente con la formazione in un collegio a Siena, nel 1905, per apprendere la lingua italiana, collegio dove resterà solo un anno, mal sopportando le regole e la lontananza dalla famiglia. La giovanissima Elody studia musica, danza e dedica molto del suo tempo alla lettura.

Fra il 1906 e il 1908 Elody stringe le amicizie più importanti e durature, che saranno fondamentali per la sua formazione intellettuale e per indirizzare i suoi interessi culturali. Rafforza la sua amicizia con Anna Pullitzer (1889-1910) compagna alle scuole protestanti, con la quale intrattiene un intenso scambio epistolare. Anna Pulitzer presenta a Elody Luisa Carniel (1887-1969) e Scipio Slataper (1888-1915), quattro personalità molto diverse che daranno vita ad un sodalizio letterario alimentato dal rapporto epistolare fra i singoli componenti.

Elody, stimolata sia sul piano umano che intellettuale, approfondisce, fra il 1909 e il 1913, la sua formazione con nuove letture di autori contemporanei - fra questi il drammaturgo e poeta norvegese H. Ibsen autore prediletto da Slataper -  e con lo studio dei classici della letteratura tedesca e francese.

Nel 1914 conosce Giani Stuparich e nel 1915, Elody, di sentimenti italiani, vive tra Roma e Firenze ed entra in contatto con le voci più autorevoli della cultura italiana, fra cui Giuseppe Prezzolini, il gruppo dei Vociani, Sibilla Aleramo e molti altri.

Lo scoppio della Grande Guerra priva Elody dell’amatissimo amico Scipio Slataper e di Carlo Stuparich, fratello di Giani, che Elody sposerà nel 1919. 

La famiglia viene allietata dalla nascita di tre figli, Giovanna, Giordana e Giancarlo e la nuova vita permetterà comunque a Elody di mantenere vivi i legami di amicizia, le buone letture e la scrittura dei Diari.

Dalla fine degli anni Venti, con l’aiuto di Giani, inizia a rivedere e raccogliere le epistole e i vari scritti, un riordino che la porta a modificare le lettere in forma di “confessione” o di “diario”, riordino che però non porta a termine.

Nel 1935 conosce Maria Chiappelli, la scrittrice ed amica, alla quale Elody affida i propri Diari sperando nella loro pubblicazione. A Giani, impegnato nella stesura delle sue opere letterarie, Elody fornisce assistenza e consigli.

La promulgazione delle Leggi razziali nel 1938 costringono Elody a convertirsi al cattolicesimo, avviando un percorso di maturazione mistica che ampliava e completava la sua vocazione all’introspezione, perseguita già in giovane età. L’esperienza della prigionia alla Risiera di San Sabba a Trieste, unico lager nazista in Italia, assieme alla madre e al marito, sarà uno degli episodi più drammatici legati ai ricordi della Seconda Guerra mondiale. Nell’immediato dopoguerra Elody, per far fronte alle necessità familiari, trova impiego nella Croce Rossa Italiana e inizia ad allontanarsi gradatamente dal marito, con cui peraltro resterà sempre in ottimi rapporti.

Una grave malattia la colpisce a metà degli anni Cinquanta, portandola progressivamente all’immobilità che tuttavia non le impedisce di collaborare con il Terzo Programma della RAI come traduttrice di nuovi autori per la rubrica di letteratura tedesca. Elody affronta la malattia con una grande forza, alimentata dal suo spirito combattivo e curioso e dall’affetto dei familiari e di tanti amici. Fra questi Carmen Bernt Furlani, “l’ultima amica” per la quale Elody, in sei anni di fitta corrispondenza, rivive con e per l’amica il racconto della sua vita.

Elody Oblath scompare a Trieste il 6 settembre 1961.

Opere

Notturni di maggio, Trieste 1950

Poesie e notturni di maggio, Trieste 1967

Confessioni e Lettere a Scipio, a cura di Giusy Criscione con una premessa di Giorgio Petrocchi e un ritratto di Sergio Miniussi, Torino 1979

Lettere a Giani, a cura di Giusy Criscione con una introduzione di Gian Marco Antignani e una nota di Giuliano Manacorda, Roma 1994

L'ultima amica: lettere a Carmen Bernt Furlani, a cura di Gabriella Ziani  con una presentazione di Mario Isnenghi, Padova 1991

Note autobiografiche e confessioni, a cura di Giusy Criscione Dello Schiavo, Trieste 2014

Fonti bibliografiche selezionate

AA.VV., Elody (1889-1971): mostra documentaria, 7-21 dicembre 1996, Trieste 1996

CURCI R., ZIANI G., Bianco, rosa e verde: scrittrici a Trieste fra '800 e '900, Trieste, 1993

Link esterno

Elody Oblath e il Conservatorio di Musica

Pubblicazioni

Catalogo della mostra